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giovane trasportatore prima della sfilata
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giovane trasportatore prima della sfilata
vecchio protagonista prima della sfilata
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vecchio protagonista prima della sfilata
accensione delle  'ndoccie
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accensione delle 'ndoccie
una volta accese le 'ndocce i portatori si incamminano a turno verso la Chiesa di Sant'Antonio
portatore
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portatore
sfilata per le vie del borgo
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sfilata per le vie del borgo
le ‘ndocce (una sorta di torce) a forma di raggiera, detta a ventaglio, da due fino a venti fuochi, alte oltre tre metri, accese e trasportate in spalla lungo le vie del borgo, da portatori, generalmente uno o due con la storica cappa, mantello secondo tradizione usato dai pastori
giovane porta fiero la propria 'ndoccia
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giovane porta fiero la propria 'ndoccia
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sfilata lungo il centro del paese
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sfilata lungo il centro del paese
giovane portatore di 'ndoccia
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giovane portatore di 'ndoccia
sfilata per le vie del borgo
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sfilata per le vie del borgo
i portatori roteando su se stessi, richiamando il rito della fertilità, della forza creatrice, della preghiera dell'uomo
i portatori
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i portatori
I portatori, tutti uomini, con indosso un mantello a ruota di panno nero come protezione, recano sulle spalle singole fiaccole o strutture a ventaglio che racchiudono fino ad un numero di venti elementi di fuoco, per un peso di circa 100 kg ed un'altezza che sfiora i 4 metri.
giovane portatore
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giovane portatore
la 'ndòccia è simbolo di orgoglio per i portatori se è buona deve scoppiettare
sfilata nel centro cittadino
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sfilata nel centro cittadino
'ndocciata di Agnone (IS)
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'ndocciata di Agnone (IS)
falò finale
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falò finale
Al termine della sfilata il corteo raggiunge la piazza principale ove si accende un grande falò a simboleggiare la cancellazione degli eventi negativi che hanno caratterizzato l’anno che giunge ormai alla fine.
l'adorazione
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l'adorazione
La sfilata si conclude in piazza Plebiscito quando finiscono di ardere i residui delle 'ndocce
falò finale
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falò finale
falò finale
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falò finale
Al termine della sfilata il corteo raggiunge la piazza principale ove si accende un grande falò a simboleggiare la cancellazione degli eventi negativi che hanno caratterizzato l’anno che giunge ormai alla fine.

'ndocciata di Agnone (IS)

La 'ndocciata si svolge in Agnone, centro montano dell'Alto Molise in provincia di Isernia noto per la sua millenaria produzione di campane, è la tradizione natalizia legata al fuoco più imponente che si conosca al mondo.

LA STORIA
Fin dai tempi antichi i Sanniti usavano queste torce come fonte di luce durante gli spostamenti strategici che avvenivano di notte, la tradizione è stata tramandata ai contadini di epoche più recenti (subito dopo l'800) che le adoperavano per illuminare il cammino che dalle varie contrade li portava in paese la notte di Natale per raggiungere le numerose chiese ed assistere alla Natività.

L'EVENTO
La 'ndocciata di Agnone è stata riconosciuta come manifestazione Patrimonio d'Italia. E' uno dei più grandi spettacoli di fuoco che si possa ricordare almeno in Europa: consiste in una sfilata di strutture in legno, a forma di raggiera, detta a ventaglio, una sorta di torce, da due fino a venti fuochi, alte oltre tre metri, per un peso di circa 100 kg. Una volta accese vengono trasportate in spalla lungo le vie del borgo, da portatori-generalmente uno o due con la storica cappa, mantello secondo tradizione usato dai pastori. I portatori, in rappresentanza delle 5 contrade della città (Capammonde e Capabballe, Colle Sente, Guasto, Sant’Onofrio e San Quirico). Da principio la 'ndoccia (fonema dialettale che sta per "grande torcia") faceva parte certamente della ritualità pagana legata alla scadenza solstiziale del 21 dicembre. Il materiale usato per la costruzione delle ‘ndocce agnonesi è l'abete bianco e ginestre. Forse, però, la scelta dell'abete ha anche altre ragioni. Esso, infatti, è il più importante fito-simbolo della Natività. L'abete è l'albero di Natale, una pianta che esprime criptovalenze spirituali e materiali, generalmente considerato come albero cosmico, è una delle più evidenti forme dei culti arborei, espressioni religiose forti e persistenti nelle culture popolari. Una volta le ‘ndocce erano accese soprattutto nell'agro delle città e davanti gli usci delle case. A proposito del simbolismo legato alla tradizione del fuoco, i più anziani ricordano quando con la 'ndoccia coglievano l'occasione "pe fa la cumbarsa", fare la comparsa, cioè fare bella figura agli occhi delle ragazze. Il giovane innamorato soleva portare la 'ndoccia sotto la finestra della ragazza che aveva scelto come sposa e se quest' ultima si affacciava il matrimonio era possibile, altrimenti un secchio d'acqua spegneva la torcia e l'ardore dell'innamorato. In passato durante l'evento si osservava anche il vento dove si traevano auspici: se avesse soffiato dal nord, l'anno sarebbe stato buono, se a soffiare fosse stato quello del sud, al contrario, l'anno sarebbe stato cattivo. Le torce inoltre dovevano crepitare perchè tale crepitio scacciava le streghe. Secondo un'antica credenza, infatti, la strega prima di entrare in casa doveva contare tutti gli aghi dei rami d'abete e, più i rami erano numerosi, più lei impiegava tempo e finiva col non entrare. Oggi esse vengono destinate ad una spettacolare sfilata nel centro cittadino ed a un enorme falò finale. Sono decine e decine le ‘ndocce condotte in processione, che trasformano la strada in un rilucente fiume di fuoco che da vita al più grande rito del genere che si conosca oggi nel mondo.
fonte: pro loco di Agnone
Agnone (IS) ITALIA - dicembre 2011

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