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La Ruzzola del Formaggio - Pontelandolfo (BN)

... incoraggiamento dell'avversario
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... incoraggiamento dell'avversario
il gioco della "ruzzola del formaggio" (pèzza r'fùrmàgg'), così come la tradizione vuole, consiste nel lanciare forme di formaggio di varia pezzatura lungo un percorso prestabilito che va, all'andata (a via r' còppa) dall'altezza della fontana in piazza Roma (sott'à la tèglia) fino a raggiungere lo spicolo della chiesa di San Rocco dove sarà il punto di partenza del percorso di ritorno (a vìa r' sotta)
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...per le strade del paese in direzione della chiesa di San Rocco
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una buona imbracatura del formaggio consente di fare un ottimo lancio
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con il lancio il filo si srotola liberando il formaggio, che corre lungo il tragitto di gara
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un buon tiro nasce oltre dalla forza e dall'esperienza del lanciatore, anche da un ottima presa del formaggio
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massima concentrazione prima del lancio
piazza Roma
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piazza Roma
le forme di formaggio variano da un peso minimo di 6/7 kg fino a raggiungere i 20 e addirittura i 30kg. Sono pezzature composte da mescole che consentono al formaggio di essere nello stesso tempo morbido, commestibile e resistente all'usura. La posta in palio è il formaggio stesso
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il lanciatore esperto, provvede da solo ad organizzare la fase preparatoria del tiro
la smorfia
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la smorfia
lo 'nzàgliator' ha il compito di avvolgere la 'zavàglia sulla pèzza ed assistere il lanciatore curando gli aspetti tecnici del tiro, dopo aver studiato le caratteristiche morfologiche della forma di formaggio
verso il traguardo
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verso il traguardo
i sostenitori
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i sostenitori
i soci sostenitori, le così dette vaccarèll non manifestano la loro volontà, in forma pubblica, di patteggiare per l'una o per l'altra squadra o per un singolo lanciatore
la cadatua
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la cadatua
...spesso dopo un buon lancio che il giocatore perde l'equilibrio
il lanciatore
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il lanciatore
se il formaggio esce dalla sede stradale, il giocatore prima di lanciare recupera la pèzza di formaggio mettendola verso il centro della strada, per una distanza pari alla lunghezza della 'zavàglia, più l'estensione massima del lanciatore (braccio, gamba e punta del piede allungati)
lanciatore
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lanciatore
un giovane lanciatore segue attento la traiatteria del formaggio appena lanciato
lanciatore
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lanciatore
il lanciatore di formaggio è un uomo abile, preciso, leale, che incoraggia l'avversario più debole
la 'zavaglia
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la 'zavaglia
il formaggio viene lanciato da un attrezzo chiamato 'zavàglia costituita da una corda composta da più fili di spago sottile, per garantire una maggiore adesione. La lunghezza è pari a tre volte e poco più la circonferenza della forma di formaggio. All'estremità della 'zavàglia viene fissata una cinghia di cuoio che consente di allacciarla al polso del lanciatore protetto da una fasciatura in tela doppia detta maccatùr
volo planato
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volo planato
torneo nazionale della ruzzola del formaggio tenutosi nel 2005

Pontelandolfo, paese del folk, terra di "pacchiane" e "zampittari", ma anche e principalmente terra di giocatori di "formaggio".
Durante il periodo di carnevale, torna l'antico e tradizionale gioco, all'insegna del recupero delle tradizioni locali.

LA STORIA
La Ruzzola ha origini antichissime e probabilmente fu portata a Pontelandolfo dalle popolazioni della Ciociaria che vi si insediarono intorno al 1300 per sfuggire ad una violenta pestilenza.
Il gioco viene tutt'ora praticato dai cittadini che si dividono in due squadre e si contendono la vittoria lanciando grosse forme di formaggio lungo la strada.
Il percorso attraversa tutto il centro di Pontelandolfo; vince chi riesce ad ultimare il percorso con un minor numero di lanci.

LA LEGGENDA DELLA RUZZOLA DEL FORMAGGIO
Narra la storia che a Pontelandolfo, c’era una volta un ricco Barone, proprietario di molte masserie e tante terre coltivate, ma anche, in parte, tenute a pascolo d’armenti.
Questo barone, amava il gioco. Nel tempo di carnevale era aduso ad andar per cantine ad ingaggiar partite di tressette con chiunque gli capitasse a dar la sfida.
Una sera di carnevale, per l’appunto, si era già fatto tardi e nella taverna si era al lume di candela, quando il barone si attaccò con un suo lavorante, di nome Pasquale, a giocare a tressette.
Pasquale era ritenuto un campione, ma il barone neanche scherzava. Le vincite si distribuirono dapprima equamente da una e dall’altra parte, e l’alea del giuoco andava ad aumentare l’accanimento dei giocatori e di chi li stava a guardare.
Poi, Pasquale, cominciò ad avere fortuna.
Il gioco durò tutta la notte. Alle prime luci dell’alba, il barone aveva perso due masserie e un buon pascolo tenuto a quel tempo ad erba medica.
Il barone era un uomo d’onore e tenne fede ai debiti del gioco, le masserie e il pascolo furono di Pasquale.
Ma le vecchie vacche del Barone della stalla alta, abituate al vecchio pascolo, non ebbero notizia del cambio di proprietà e vennero a pascolare dove, da sempre, avevano più gusto a mangiar erba. Ma il pascolo era ora di Pasquale e lui lo venne a sapere.
Pasquale era un uomo di carattere, non ebbe a tenersi tale affronto: si recò dal Barone all’ osteria del paese, e pretese il suo:
“Le vostre vacche sono scese a pascer la mia erba – disse al Barone – e a me ora tocca parte del formaggio che da loro ne avrete “ .
Il barone reagì alla arrogante richiesta di Pasquale: “Giammai, te lo darò. La terra si che ti spetta ma la prima erba che era là, sul campo, gia prima della vincita, e’ ancor mia!”
Naque la contesa.
Ci furono partigiani per l’una e per l’altra parte. In breve la cosa diventò grossa. I nobili dell’ epoca davan ragione al barone. Gli umili e senza casato furon subito con Pasquale.
Il Barone non si tenne la cosa e una notte mandò un fidato ad appendere una forma di cacio al balcone di Pasquale in segno di sfregio, perché tutti vedessero.
Non poteva finire così e Pasquale non gradi l’omaggio. Ci pensò, ci ripensò e da uomo accorto quale era, non voleva che tutto volgesse al peggio.
Chiamò alcuni amici fidati e mandò, al barone questo messaggio: “Quello che e’ nato dal gioco, nel gioco finisca. Ci vediamo domenica mattina sotto alla piazza della Teglia.
Il Barone non aspettava altro.
Era un uomo forte e preciso e la partita di formaggio fu uno spettacolo che, dicono, non s’è più visto.
Vinse il barone al’ammonte. Al sott pattò Pasquale. Continuò così per tutta la notte e i giorni appresso.
Narra la leggenda che la partita non e’ mai finita e ancor oggi nelle notti di carnevale Pasquale e il Barone continuano la partita di formaggio che non avrà mai fine, fino a quando questo gioco resterà vivo nel cuore, nella mente e nell’anima di chi nasce a Pontelandolfo.
E ogni anno, il gioco si rinnova.
Durante il carnevale i Pontelandolfesi più gagliardi scendono sul viale per emulare le gesta di Pasquale e del barone nell’antica tenzone.

Fonte: Pro loco di Pontelandolfo
Gabriele Palladino – La Ruzzola del Formaggio 2001.

Pontelandolfo (BN) ITALIA - febbraio 2012

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